﻿{"id":68,"date":"2022-11-24T17:26:58","date_gmt":"2022-11-24T16:26:58","guid":{"rendered":"https:\/\/ambmosca.esteri.it\/?page_id=68"},"modified":"2022-11-24T17:26:58","modified_gmt":"2022-11-24T16:26:58","slug":"la-sede","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ambmosca.esteri.it\/it\/chi-siamo\/la-sede\/","title":{"rendered":"La Sede"},"content":{"rendered":"<p><strong>Storia dell&#8217;Ambasciata d&#8217;Italia a Mosca<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;Ambasciata d`Italia a Mosca si trova in Denezhnij Pereulok, in prossimita\u2019 della via Arbat e in uno dei quartieri storici di Mosca. Passeggiando nel quartiere si ha la sensazione di essere in un`antica capitale, avendo le sue strade conservato l`atmosfera di un tempo. Conosciuto come Palazzo o Villa Berg, l&#8217;imponente struttura dell&#8217;Ambasciata d&#8217;Italia spicca tra le costruzioni moscovite. Essa e\u2019 una sintesi di stili diversi che, oltre a rappresentare anche in parte la presenza italiana, riflettono soprattutto la storia architettonica di Mosca.<\/p>\n<p>Nella sua storia di circa cento anni di esistenza, Villa Berg e` stata testimone di rilevanti episodi storici dal tragico omicidio del Ministro della legazione tedesca,\u00a0 von Mirbach-Harff, alle prime attivita` del Komintern, fino a diventare la sede dell\u2019Ambasciata d\u2019Italia a Mosca.<br \/>\nLa costruzione in se&#8217; si compone di una miscela contrapposta di stili architettonici diversi con forme espressive che variano dallo stile neoclassico a quelle del &#8220;Secondo Impero&#8221;, dalla secessione viennese alla versione russa dell&#8217;arte Nouveau. I documenti piu` antichi concernenti il sito risalgono al 1806. Essi riguardano il progetto di una struttura in legno di proprieta`della Contessa Katerina Petrovna Zotova, formata da quattro isbe. La villa venne distrutta dal grande incendio di Mosca del 1812 e fu di nuovo ricostruita nel 1824. Dopo vari passaggi di proprieta\u2019, nel 1897 la villa fu acquistata da un ricco e colto &#8220;gentiluomo ereditario&#8221;, Serghej Pavlovich Berg, il quale decise di demolire la vecchia casa di legno per costruire un palazzo in muratura. Il progetto, dell\u2019 architetto Bojzov, prevedeva una costruzione in stile neoclassico e neobarocco.<\/p>\n<p>I lavori per le decorazioni interne, cui presero parte gli architetti Flodini, Adamovich e Dulin, durarono fino a pochi anni prima della Rivoluzione. Villa Berg fu fra le prime residenze di Mosca a disporre di campanello alla porta e di luce elettrica: la sua inaugurazione passo\u2019 alle cronache come il primo &#8220;ricevimento elettrico&#8221; di Mosca, e fu causa di sorpresa nelle signore russe, che videro per la prima volta l`effetto della luce elettrica sul proprio volto. Nel 1918, dopo la partenza dei Berg per la Svizzera, la villa divenne la sede della Legazione tedesca, guidata dal Ministro von Mirbach-Harff, tragicamente assassinato nella \u201cSala Rossa\u201d da due cekisti esponenti della sinistra socialrivoluzionaria. Sempre nel 1918, il palazzo divenne sede dell`Esecutivo dell`Internazionale Comunista e, dal 1920, vero e proprio luogo di pellegrinaggio di delegazioni di Partiti Socialisti e di Organizzazioni operaie dell&#8217;Europa Occidentale. Il palazzo era occupato da personaggi storici quali Zinov&#8217;ev, Trozkij, Radek e Bukharin. La moglie di Lenin, Nadezhda Krupskaya, era una frequentatrice abituale della residenza e Lenin stesso visitava la villa nelle occasioni piu`importanti. Fra le molte delegazioni europee che furono ospitate a Villa Berg, vi fu anche quella italiana che prese parte al 2\u00b0 Congresso dell&#8217;Internazionale. Della delegazione italiana facevano parte Serrati per la Direzione dello PSI, Bombacci e Graziadei per il Gruppo Parlamentare, D&#8217;Aragona e Colombino per la Confederazione Generale del Lavoro. A seguito dell\u2019instaurazione di relazioni diplomatiche fra l\u2019Italia e l\u2019Unione Sovietica, Villa Berg fu adibita, nel 1924, a sede della missione diplomatica italiana..<\/p>\n<p>Il primo Ambasciatore italiano fu il Conte Gaetano Manzoni che, insieme all\u2019Ambasciatrice ed agli altri membri del corpo diplomatico, creo\u2019 una sorta di &#8220;isola italiana&#8221; permanente nell&#8217;Uliza Vesnina. Per tutti gli anni \u201920 e \u201930 la vita dell\u2019Ambasciata fu organizzata in \u201cforma collettiva\u201d: il personale risiedeva tutto nella sede della Rappresentanza. In quel periodo, l\u2019apertura culturale dei Commissari per gli Affari Esteri, Cicerin e, successivamente, Litvinov e dei loro collaboratori li spinse a cercare la compagnia e il confronto intellettuale con i diplomatici occidentali, e in particolare con quelli italiani. Verso la fine degli Anni &#8217;20 quell\u2019epoca della diplomazia culturale moscovita terminava, segnando l&#8217;inizio della stalinizzazione. Cesso&#8217; la consuetudine degli incontri informali che erano stati occasione di distensione e di conoscenza, e i rapporti tra le Ambasciate e le Istituzioni sovietiche divennero prevalentemente protocollari. Ciononostante, l&#8217;Ambasciata d\u2019Italia riusci\u2019 a stabilire proficui contatti con il mondo Russo attraverso il canale dei numerosi italiani &#8211; tecnici, ingegneri, economisti e finanzieri &#8211; arrivati in Unione Sovietica nel quadro dei piani di ammodernamento dell\u2019apparato produttivo russo. Dal 1933 in poi cominciarono a confluire nell'&#8221;isola italiana&#8221; i fuoriusciti uomini politici italiani che, disillusi dall\u2019esperienza sovietica, avevano deciso di fare rientro in Italia e, in attesa dei fogli di rimpatrio, venivano ospitati in Ambasciata. Qualche anno piu&#8217; tardi trovarono ospitalita&#8217; anche i membri delle comunita&#8217; d&#8217;italiani residenti in Russia da un secolo che facevano rientro in Italia in ossequio agli ordini d&#8217;espulsione impartiti da Stalin nei confronti di tutti gli stranieri. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Villa Berg, con il materiale di proprieta&#8217; demaniale e i beni dei singoli, fu rimessa nelle mani dell&#8217;Ambasciatore giapponese a Mosca, Generale Tatekawa. Nel 1944 Mosca riconobbe il Governo di Salerno e fra i due Esecutivi fu raggiunto un Accordo per lo scambio dei rappresentanti. Tuttavia, soltanto il 1\u00b0 dicembre del 1949 gli uffici dell&#8217;Ambasciata poterono tornare a Villa Berg dove tuttora si trovano. La guerra fredda rese i rapporti con le Autorita\u2019 sovietiche rigidamente protocollari e solo con la destalinizzazione, a partire dalla meta\u2019 degli Anni \u201950, si assistette al ritorno a un clima paragonabile a quello degli Anni \u201920. Tuttavia, anche questa fase storica presentava incertezze e la possibilita\u2019 di &#8220;incidenti diplomatici&#8221; era sempre dietro l\u2019angolo. E\u2019 rimasto storico, al riguardo, lo scontro fra il Segretario del PCUS, Nikita Kruscev e il Presidente della Repubblica Italiana, Giovanni Gronchi, consumatosi a Villa Berg nel febbraio del 1960: in occasione dei discorsi ufficiali Kruscev, al termine del suo intervento, invito\u2019 il Capo dello Stato italiano a iscriversi al Partito Comunista. A seguito della replica del Presidente Gronchi, che espose a Kruscev le ragioni per le quali sarebbe stato preferibile che fosse lui a iscriversi alla Democrazia Cristiana, ebbe luogo una colorita \u201cbaruffa verbale\u201d. Ancora oggi Villa Berg continua a essere Residenza e Cancelleria Diplomatica ai piani superiori e ha il pregio di ospitare ogni anno un gran numero di russi e di italiani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Storia dell&#8217;Ambasciata d&#8217;Italia a Mosca L&#8217;Ambasciata d`Italia a Mosca si trova in Denezhnij Pereulok, in prossimita\u2019 della via Arbat e in uno dei quartieri storici di Mosca. Passeggiando nel quartiere si ha la sensazione di essere in un`antica capitale, avendo le sue strade conservato l`atmosfera di un tempo. 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